Biografia

Steve, un mio amico psicoterapista, dice che siamo noi a scegliere i nostri genitori. E’ un’idea che mi piace.

Joe e Robin, ossia mamma e papà, si sono incontrati a scuola. Vivevano nello stato di Michigan, a ridosso del grande lago omonimo, e condividevano entrambi lo stesso amore per il teatro. A 16 anni, mio padre sapeva esattamente a che cosa avrebbe dedicato il resto della sua vita. Mia mamma, bellissima, rinunciò a fare l’attrice per tirare su cinque figli, uno più scalmanato dell’altro!

Il rapporto che ho con mio figlio Michael è saldo, ma non è sempre stato facile, specialmente dopo il mio divorzio. Ho chiesto a mia mamma come faceva con cinque figli. La sua risposta: “ho pianto tanto”.

Sono il terzogenito dopo Laurel e Joe III e prima di John e Larkin. Erano le 7,27 del 13 febbraio, 1956. Mio padre lavorava all’Università di Santa Barbara in quel periodo. Poi, a sei mesi d’età, ci trasferimmo verso est, stabilendoci infine a West Lafayette, nello stato d’Indiana (non conoscete l’Indiana? Allora non conoscete James Dean!).

West Lafayette si trova tra Chicago ed Indianapolis. Chicago è una delle grandi capitali della musica Blues. John Hiatt è nato ad Indianapolis (non conscete John Hiatt? Provate per credere!). Potevo crescere in un posto migliore?

West Lafayette è meglio conosciuta per la Purdue University dove mio padre insegnava teatro e faceva la regia di spettacoli teatrali di altissimo livello. Purdue era nota per i suoi corsi di ingegneria e non per quelli di teatro. Forse proprio per questo mio padre aveva più libertà di gestire le cose come voleva, facendo arrivare attori professionisti anche da New York. Ricordo James Earl Jones in Of Mice and Men di Steinbeck, una produzione storica di cui parla Jones nella sua autobiografia. Ricordo anche Francis Farmer (resa nota in Italia anche grazie ad un film dedicato alla sua vita, “Francis”) e Anne Revere (nel film “Canzone di Bernadette” interpreta la mamma di Bernadette). Ebbi anche qualche piccola parte in musicals come Gypsy e Oliver. Il teatro era davvero affascinante.

Mio padre era a lavorare la maggior parte del tempo ma sempre a casa nei momenti giusti; durante le festività e a cena. Ho dei bellissimi ricordi di uscite per andare al cinema, per comprare alberi di natale o fare lezioni di guida in campagna a 14 anni. In inverno, andavamo su delle strade deserte coperte di neve. Mio padre legava la slitta alla macchina e mi trainava. Era davvero divertente.

Una volta papà mi confessò di non essere stato un buon padre perché amava il teatro più della famiglia. A me non sembrava. Strano come si può vedere la stessa cosa in modo così diverso. Il fatto di essere un uomo di teatro in una comunità politicamente conservatrice lo rendeva “speciale” ai miei occhi. Comunque, ciò che insieme mi affascinava e mi terrorizzava era il suo essere così fermo, deciso, autoritario. E poi aveva (e ha tuttora) un’energia al di là di quella di un comune mortale.

Dichiarava l’ora prima di cena, tra le 17 e le 18, “l’ora relax”. Dovevamo sederci attorno allo stereo, zitti zitti (guai a chi non lo faceva!) ad ascoltare music. C’era un po’ di tutto: musicals, musica leggera, blues, musica latina, musica classica, jazz. Ricordo Barbara Streisand, Herb Albert, Brazil 66 (Mas Que Nada—mille volte meglio della versione “moderna”!), McArthur’s Park di Richard Harris, Bolero, The Impossible Dream dal musical Man of La Mancha, Where is Love da Oliver, le canzoni di Porgy and Bess e di Hair. C’era anche un disco in vinile di una misura strana (tra 45 e 33) del bluesman Josh White con le canzoni Motherless Children e One Meatball che ho cantato per anni.

Quando non c’era “l’ora relax”, ascoltavo i Beatles, fingendo di suonare la chitarra e di cantare insieme a loro. La musica era ed è tuttora la cosa più bella del mondo. Avevo una radio piccola che legavo al mio letto in modo da ascoltare la musica anche di notte. Penso sia stato mio padre a comprarmi la prima chitarra, una Silvertone. I miei dovettero anche sopportare il suono di altri strumenti, tra cui il violino, il pianoforte ed il flauto traverso. Come se mia madre non avesse già abbastanza da sentire con tanti figli!

Tutti amavano mia madre. Era (e lo è ancora) molto intelligente, sociale e di grande classe. Poteva anche ballare sui tavoli con i più matti della compagnia (adesso non lo so…). Legge come nessuno io abbia mai conosciuto, spesso un intero libro in una giornata. Se non fosse per il correttore automatico di scrittura dei computer, la chiameremmo ancora da tutte le parti del mondo per chiederle come si scrive questa o quella parola!

Negli anni ’60, mia madre diceva “i poliziotti sono i nostri amici”. Strano. La maggior parte delle persone della nostra compagnia di sinistra li chiamava invece “maiali” (pigs). Quello di mia mamma era un punto di vista nuovo e curioso. Ed ebbe un certo effetto su di me. Lei diceva per esempio che l’anarchia significava pace e non violenza perché l’unico espediente per vivere senza un governo era il rispetto del prossimo! Grande!

Da piccolissimo, dicevo spesso le parolacce. Allora un giorno mamma mi disse: “Ascolta, capisco il tuo bisogno di esprimerti, anche in modo non corretto, ma dire le parolacce non va bene perché puoi finir per offendere qualcuno,” e mi propose di bisbigliarle le parolacce nell’orecchio. L’idea era di esaurire il mio desiderio di farlo, ma non fece che aumentarlo. Non ricordo per quanto tempo continuai a sussurrarle le cose più terribili nell’orecchio finché un giorno, esausta, mi disse, “Adesso basta! BASTA! Puoi dire tutte le parolacce del ca**o che vuoi a chi vuoi ma non in mia presenza!”

Buona notte alla teoria.

Mia madre insegnò in una scuola primaria di Pine Cobble, Massachusetts per un anno mentre mio padre faceva dei corsi di teatro in trasferta al prestigioso Williams College. In quel periodo, tra una rissa e l’altra con i compagni, mi nascondevo sotto il banco e mangiavo la colla. Papà fece una produzione di Gatta sul Tetto che Scotta di Tennessee Williams ed interpretai uno dei bambini. Avevo una battuta, “Quello è mio! Dammelo!” La dicevo regolarmente durante le prove ma mai davanti ad un pubblico

Dopo qualche anno, quando ormai era di moda essere di sinistra, mia madre è diventata “Republican” (di destra, a grande dispiacere di mio padre!). A volte mi domando se questa sua scelta sia stata fatta in base ad una sua logica o per stabilire una propria dignità in un mondo capeggiato da mio padre. Comunque sia, se incontrate mio padre, non parlategli delle idee politiche di mia mamma!

A 13 anni, sono andato a fare pipì e fui sorpreso nel vedere che urinavo sangue. Corsi a dirlo a mamma e fu l’inizio di una lunga battaglia per guarire da una nefrite acuta. Fui ricoverato in ospedale e persi diversi mesi di scuola. Il mio medico, Carl Trigstat, mi salvò, anche tramite l’uso di un farmaco innovativo di nome Imuran. Ad un certo punto, prima di somministrarmelo, i miei furono convocati per firmare una liberatoria secondo la quale se avessi perso tutti i peli o se i miei organi genitali avessero smesso di svilupparsi, non se ne sarebbe potuta imputare la colpa all’ospedale.

Non mi rendevo conto della sofferenza dei miei per la mia malattia finché a mio figlio Michael non fu diagnosticato un angioma al cervello. Fu operato nel 1999 all’Istituto Besta di Milano, un’esperienza che non auguro a nessuno, figlio o genitore che sia.

Comunque, tornando alla mia malattia, anche se fossi rimasto senza peli non sarebbe stato così drammatico visto che ora i maschi si depilano. Poi, riguardo all’altra cosa, malgrado ciò che vi racconterà qualche mia vecchia fiamma (stro**a), i miei organi sessuali si salvarono, grazie al cielo!

Per citare il Dalai Lama, bisogna vivere la propria vita in modo che, da vecchio, pensando al passato, valga la pena riviverla!


foto di Luca Laureati
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